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COMMEDIA IN TRE ATTI
Il primo atto è squallido, spettrale; il
linguaggio scenico ne immobilizza appunto lo squallore; i personaggi raccontano
la privazione, la fame, la miseria. Personaggi dunque simili a ombre che portano
il corpo con sè, prostrati non solo dalla fame, ma ancor più dalla assoluta
mancanza di prospettiva: ai quali come per miracolo si apre improvvisamente uno
spiraglio, ma naturalmente a certi patti. La conclusione dell'atto si fa
esplosiva al cospetto di un vero e proprio banchetto che, seppur ordinato da un
essere umano con pantaloni e giacca, sembra sia piovuto dal cielo come un dono
del buon Dio.
Nel secondo atto scatta la dicotomia, a partire
dai segni della scena. E poi tutto ciò che in una parola si chiama
"ambiente". Questa dicotomia che emblematizza Napoli in questa
commedia, sembra sia rimasta inamovibile sul fondo della storia; non c'è verso
nè speranza che si risolva. Ma c'è in questo secondo atto un movimento di
trama che stuzzica l'interesse, l'attenzione e la ilarità dello spettatore. La
miseria c'è ma nel sotteso; qui però prevale la volontà di ironizzarla e la
scaltrezza di solvere i problemi che da essa derivano, a spese degli altri.
Il
terzo atto pur se svolge, come in tutte le commedie di Scarpetta un ruolo
risolutore, è il più debole. Si fanno più fitti e sbrigativi i passaggi da un
equivoco all'altro e rapidamente la soluzione. Poi come al solito: evviva!
TEATRO SACRO CUORE di Altamura: 6,
7, 8, 14, 15 Gennaio 1995
TEATRO SACRO CUORE di Altamura: 5,
6, 9, 10 Gennaio 1999
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