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AGE & SCARPELLI

Age e

Scarpelli

Agenore Incrocci (Age) e Furio Scarpelli nascono entrambi nel 1919, rispettivamente a Brescia e a Roma. Age, da bambino, passa quasi tutto il proprio tempo in giro per l’Italia, essendo nato da una famiglia di attori. 
Dopo una breve ed infruttuosa esperienza quale doppiatore per il primo film di Mario Monicelli ("I Ragazzi della Via Paal", 1935), egli trova impiego presso un programma radiofonico ed inizia così a scrivere battute per il varietà. Nel frattempo, inaugura una incerta esperienza universitaria alla facoltà di Giurisprudenza, che interromperà a pochi esami dalla laurea. Durante la guerra, il suo servizio sotto le armi è inverosimilmente aggrovigliato: quattro anni in Francia tra esercito francese e prigioni tedesche e, dopo la fuga, un anno di arruolamento nell’esercito americano. Tornato dalla guerra, riprende il suo lavoro alla radio e scrive per alcune riviste teatrali, dedicandosi parallelamente alla collaborazione con alcuni giornali umoristici. 
Furio Scarpelli, invece, ebbe trascorsi giovanile meno confusi, spesi affinando il proprio talento per il disegno e la scrittura satirica. Figlio del direttore d’un giornale, cominciò ad esercitare la professione di illustratore già prima della guerra, per le riviste di satira grazie a cui incontrerà Age. 
Il loro intenso rapporto professionale ha inizio nel 1949 con "Totò cerca casa" di Steno - Monicelli, e li vedrà poi legarsi all’attività di ben 45 registi. 

Age, Scarpelli

e Comencini


Insieme, realizzano alcuni tra i più popolari e rappresentativi capolavori della commedia italiana; è impossibile elencarli tutti, ma ci sembra doveroso citare almeno "Il vedovo allegro" (1949) e "Totò sceicco" (1950) di Mario Mattoli; "La banda degli onesti" (1956) di Camillo Mastrocinque; "Nata di marzo"  (1957) di Antonio Pietrangeli; "I soliti ignoti" (1958), "La Grande Guerra" (1959), "Risate
 di gioia" (1960), "I compagni" (1963) e "L’armata Brancaleone" (1966) di Mario Monicelli; "La marcia su Roma" (1962), "I mostri" (1963), "Il tigre" (1967) ed "In nome del popolo italiano" (1971) di Dino Risi; "C’eravamo tanto amati" (1974) e “La terrazza” (1980) di Ettore Scola, oltre al western "Il buono, il brutto e il cattivo" (1966) di Sergio Leone. Tra gli attori, hanno scritto per Tognazzi, Gassman, Sordi, Mastroianni e Manfredi, caratterizzando il costume italiano per almeno un quarantennio ed offrendo un veridico ritratto dei suoi mutamenti.

Webmaster: Sylvan

 

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Aggiornato a  martedì 18 ottobre 2005