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Una banda di simpaticissimi onesti
di
Gianni Dileo
Leonessa di Puglia
Aprile
2003
La "Banda degli Onesti" non è solo il nome della compagnia teatrale di Silvano
Picerno e Michele Santomassimo, è anche il titolo di un famoso film di Totò che
ha dato il nome alla rappresentazione tenutasi in gennaio presso il teatro Duni
di Matera.
Qui di
seguito l'intervista a Silvano Picerno regista e attore della compagnia.
Silvano, cosa puoi dirci di questa esperienza tanto coinvolgente?
"Quella della "Banda degli onesti" è stata la prima di
questo spettacolo, uno in cui
personalmente ho creduto molto, avvertendola quasi come una sfida contro tutto e
tutti. Tutto perchè tante cose erano sfavorevoli. Tutti perchè, perlomeno
all'inizio, ero l'unico a crederci."
C'erano cioè esitazioni all'interno della compagnia sulla bontà del testo?
"Ciò
che non si voleva era la riproposizione del testo originario del film di Totò,
ma proprio perchè si trattava di una trama ben conosciuta, e la volontà generale
del gruppo era di voler fare qualcosa di nuovo."
Come vi siete comportati per ovviare?
"Cercando anzitutto di attualizzare la commedia, la quale ha finito per assumere
un valore artistico diferente da quello che poteva derivare dall'imitazione
pedissequa del film di Totò."
D'altronde è proprio dal titolo di quel film che la compagnia trae il proprio
nome.
"Diciamo ch lo prende a prestito, e piuttosto come omaggio al principe De
Curtis, che tutti noi adoriamo. E comunque il nome s'attaglia perfettamente a
noi."
Perchè?
"Perchè, alla prima impressione, sembriamo chissà che, ma alla fine siamo nè più
nè meno che ingenui, di cui è facile profittarsi."
Torniamo alla commedia andata in scena un paio di mesi fa al "Duni" di Matera. A
coronarla è stato un notevole successo di pubblico, in maggioranza altamurano,
entusiasta come l'anno precedente e quello ancora prima per "E fuori nevica" e
"Scoppiati".
"E'
vero, anche se per "Scoppiati" l'affluenza della gente fu minore a causa della
neve e delle condizioni metereologiche. Comunque, ad Altamura, possiamo contare
su un bacino di 1.500 presenze, questa la media del nostro pubblico, che non è
tantissimo, certo..."
...cosiderando una città abitata da più di 60 mila cristiani...
"Naturalmente io per primo auspico che il numero possa aumentare, anche se un
ricambio effettivamente ogni anno c'è."
Cosa dice la gente dopo avervi visto in scena?
"Di
solito si congratula, molti con l'argomento di non essere mai andati a teatro e,
grazie a noi, di non essersene pentiti."
D'altronde le vostre commedie non sono mai nè drammi nè tragedie, ma sempre di
genere comico.
"Si,
il divertimento è assicurato. Ma insieme a questo c'è sempre un messaggio serio,
un senso preciso destinato a farsi capire dallo spettatore. Nel caso de "La
Banda degli Onesti", per esempio, si voleva richiamare il concetto di onestà: i
protagonisti erano stati baciati dalla fortuna, eppure non ne hanno profittato.
Insomma è una grande lezione, quella della coscienza che prevale sull'avidità,
la regola generale negli uomini di oggi."
Silvano, l'argomento del teatro è ormai tabù nella città di Altamura.
"Purtroppo la verità è che di teatro ad Altamura si parla solo collegandolo al
nome Mercadante. Ciò che la dice lunga su quanto sia sentito il teatro ad
Altamura. Poi, certo se andiamo a considerare quelle 1.500 persone che ci
seguono fedelmente ovunque andiamo a recitare, ebbene credo che si tratti di una
porzione dell'opinione pubblica altamurana. Ed ignorare totalmente questa realtà
risponde ad una mossa poco felice e soprattutto poco intelligente da parte di
chi di dovere."
A
cosa ti riferisci?
"In
questa città mancano direttive che dall'alto muovano la cultura ad Altamura.
Significa che potremmo anche fare cose ignobili, senza nessuno che ci
controlli."
Dal
sindaco Popolizio che segnale proviene?
"Ecco,
a me è sembrata una persona molto gentile e disponibile. Ma mi è parsa pure una
persona non in grado di fare qualcosa di utile per noi, quasi non avesse poteri
a disposizione. E' vero anche che durante la campagna elettorale la signora non
ci ha manco contattati, malgrado abbia letto enormi manifesti con cui si
prometteva la riapertura del Teatro Mercadante. Credo che, in ogni caso, la via
dell'esproprio sia l'unica possibile da seguire. Anche perchè l'altra ipotesi
sarebbe di piazzare un ordigno sotto il teatro per costruirci un supermercato,
vale a dire una fonte di guadagno che rientra più naturalmente nella mente di
questo paese."
Ma
il capitolo più specifico del teatro Mercadante, secondo te, rimane aperto o è
piuttosto da cosiderarsi chiuso per sempre?
"Come
altamurano lo considero un bene da recuperare. Come teatrante non mi interessa.
Perchè ciò che può veramente interessare è un contenitore culturale capace di
contenere dignitosamente una platea di almeno un migliaio di persone. E il
Mercadante non può contenerne più di 450, se si vorranno rispettare le norme di
sicurezza. Ma a questo punto penso che anche un teatro tenda possa andar bene,
malgrado si tratti di una pessima soluzione dal punto di vista acustico."
Nel
caso della costruzione dal niente di un teatro completamente nuovo, chi dovrebbe
gestirlo?
"Ritengo le compagnie stesse. Naturalmente non sono un ingenuo: di dolito l'ha
vinta chi ha interessi in campo. E non voglio fare nomi. A meno che un privato
costruisca da se un nuovo stabile, cedendone la gestione a chi saprebbe farlo,
appunto le stesse compagnie. Va da se che non è da escludere la gestione ad un
direttore artistico esterno, per così dire, il quale s'incarichi di dettare il
programma delle varie stagioni teatrali. In ogni caso è una questione di buona
volontà che manca a chi comanda in questo momento."
Ad
Altamura si è imparato ad incatenarsi per ottenere il riconoscimento di un
proprio diritto. Lo faranno anche gli attori come ultima prova d'amore alla
vostra passione?
"L'ultima prova d'amore che mi sento di dare è quella di assoldare un talebano
per dargli mandato a fissare un ordigno esplosivo sotto il Mercadante. A parte
gli scherzi, soffro vedendo morire lentamente un patrimonio che appartiene agli
altamurani, un patrimonio che sta decadendo irrimediabilmente nel disinteresse
collettivo e nell'incapacità dell'Amministrazione, di ieri, quello colorato di
Destra, di oggi, quello colorato di Sinistra. Mi fa star male vedere una chiazza
di umido che s'allarga determinando il disfacimento definitivo di un edificio
che per la sua storicità avrebbe dovuto essere esaltato e non miseramente
abbandonato come hanno fatto gli amministratori di questa città. Si uccidono le
povere bestie moribonde, perchè si ha pietà di loro, non vedo perchè non si
dovrebbe aver pietà di un teatro: è più giusto abbatterlo e farla finita con
certi sciacalli che vorrebbero volgere a diritto di proprietà con tutti i
vantaggi possibili ed immaginabili quello che, anche aggiungendo un po' di
fantasia alla legge, è un semplice piccolo privilegio."

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